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venerdì 21 ottobre 2016

Il Congresso Mondiale degli artisti Liberi - INTERLUDIO - «Peinture d’ensemble»: jam session d’autunno

Résumé del primo atto:
Il Congresso Mondiale degli artisti liberi organizzato ad Alba nel settembre del 1956 segna l’incontro di diverse sensibilità attorno alla relazione tra arti e industria, nel segno di una critica al funzionalismo allora imperante.

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Pensato da Jorn come «qualcosa a metà tra il convegno di studi, una riunione artistico-politica, un’occasione di festa», il Congresso Mondiale degli artisti liberi segna soprattutto uno snodo importante nell’avvicinamento di due gruppi d’avanguardia «internazionale», che porterà l’anno successivo alla fondazione dell’Internazionale Situazionista: il Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista (M.I.B.I.) da una parte, con Jorn, Simondo, Verrone e Gallizio, e l’Internazionale Lettrista (I.L.) dall’altra, con Debord e Wolman ai comandi.

Legati da una comune rivolta anti-funzionalista, le due internazionali hanno in realtà due visioni dell’arte e della rivoluzione piuttosto divergenti. Per il M.I.B.I., fondamentale è la questione della libertà dell’artista, della possibilità di dare alla sua attività una nuova funzione sociale attraverso una metodologia di sperimentazione collettiva: partendo dall’esempio del Laboratorio di esperienze immaginifiche di Alba, Jorn dichiara che l’obiettivo del gruppo dopo il congresso è fondare subito un «Istituto Sperimentale di ricerche artistiche». Il portavoce dell’I.L. ad Alba, Gil J. Wolman, annuncia invece nel suo intervento la necessità di abbandonare i limiti tradizionali dello sperimentalismo artistico per fondare l’«Urbanesimo Unitario», una nuova unione tra arte, architettura e urbanesimo volta a stimolare nuovi modi di vivere capaci di rivoluzionare la quotidianità degli abitanti delle città moderne.

Ad attestare l’incontro albese, oltre che a fotografie e documenti programmatici, esiste una tavola dipinta, senza titolo, firmata da Constant, Gallizio, Jorn, Kotik, Simondo e Wolman. Una peinture d’ensemble realizzata probabilmente a fine congresso* che, «come una sorta di jam session e di automodification» scrive lo storico Sandro Ricadone, «riprende il linguaggio delle peintures-mots, portandolo a uno stadio di caotico parossismo**».

Esempio delle pratiche pittoriche collettive sviluppate ad Alba dal Laboratorio Sperimentale del M.I.B.I. nel solco di CoBrA, Senza titolo può essere considerata, nella pièce dell’arte anti-funzionalista del dopoguerra, una sorta interludio jazz, un’opera-passaggio che segna l’autunno delle esperienze del M.I.B.I. e l’aprirsi di un nuovo atto in cui Guy Debord diventa sceneggiatore e attore protagonista.

Seppure a fine congresso sia l’I.L. ad aderire al M.I.B.I., il centro decisionale del gruppo si sposta sempre più verso Parigi. L'Urbanesimo Unitario, nemmeno citato nel rendiconto di fine convegno di Piero Simondo, è annunciato dal bollettino parigino Potlach di ottobre come la risoluzione finale del congresso e base programmatica della nuova "piattaforma di Alba".

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* A causa di problemi burocratici legati alla cortina di ferro Jan Kotik arriva ad Alba alla fine dei lavori del Congresso.
** Sandro Ricaldone, «Peinture d’ensemble», testo del catalogo della mostra «Peinture d’ensemble - Alba anni ‘50. Un laboratorio di situazioni», Galleria Martano, 16 febbraio - 10 aprile 2012, Torino. Pubblicato online: http://www.quatorze.org/catapeint.pdf


Senza titolo, olio, resine plastiche, pigmenti su tavola, 1956, cm 155 x 75. Opera collettiva realizzata con Constant, Pinot Gallizio, Asger Jorn, Jan Kotik, Gil J. Wolman. 



Résolution finale du congrès approvata da Guy Debord, ottobre 1956. 

venerdì 30 settembre 2016

A settembre, 60 anni fa: il Congresso Mondiale degli Artisti Liberi - ATTO PRIMO

Walter Gropius aveva dato alla prima mostra del Bauhaus, nel 1923, il titolo: «industria e tecnica - una nuova unità».
Noi abbiamo dato come titolo al nostro primo congresso: «industria e belle arti» - i due estremi.
Combinando le due proposizioni nello spirito dell’antica Bauhaus si avrà il vero senso della nuova impostazione: «industria e belle arti: i due estremi di una nuova unità».

(Programma del Primo congresso mondiale degli artisti liberi, Alba, 2-9 settembre 1956) 

Nel settembre del 1956 si tiene nei locali del comune e del vecchio Cinema Corino di Alba il Primo Congresso Mondiale degli Artisti Liberi, incontro dell’avanguardia internazionale riunita sotto lo stendardo dell’antifunzionalismo dal pittore-filosofo danese Asger Jorn.

Alla settimana di incontri e dibattiti partecipano artisti e intellettuali di diversi orizzonti: dagli architetti milanesi Ettore Sottsass Jr. e Agnoldomenico Pica al delegato parigino dell’Internazionale Lettrista Jil Wolman, da Enrico Baj del Movimento Nucleare e i torinesi Assetto e Garelli all’ «Arch. Constant, rappresentante dei gruppi COBRA (Olanda)», fino ai coniugi Fisher (editori di una rivista d'arte), al musicista belga Jaques Calonne e agli artisti cechi Kotik e Rada, arrivati a fine congresso a causa delle difficoltà nell’attraversare la “cortina di ferro” sovietica.

In prima linea nella preparazione del congresso ci sono gli italiani Piero Simondo, Elena Verrone e Pinot Gallizio, sodali di Jorn da circa un anno e membri fondatori con lui del Laboratorio Sperimentale del Movimento Internazionale per una Bauhaus Immaginista, piattaforma nata in polemica con la rifondazione «funzional-capitalista» della Scuola di Ulm, il “nuovo Bauhaus” diretto da Max Bill avviato nel 1953 nella omonima cittadina tedesca.

Quale può e deve essere la funzione sociale dell’arte nell’epoca della «società delle macchine»? 
Dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, può l’arte indirizzare la tecnica verso nuovi orizzonti umanisti? Charles Percy Snow propugnava negli anni '50 una nuova unità tra scienze dure e scienze umanistiche: il congresso di Alba ripropone il tema in chiave politica, proponendo un’alleanza delle forze creatrici e critiche europee nella comune rivendicazione della valenza anti-funzionale dell’arte come strumento per una vita liberata, modello di ricostruzione alternativo alla globalizzazione del modello capitalista del Piano Marshall.

A fine congresso, dopo discussioni e defezioni, il congresso vota una base programmatica comune, che viene pubblicata sul bollettino dell’Internazionale Lettrista, Potlatch, il mese seguente.

[Continua]

Sessione di lavoro al "Primo Congresso Mondiale degli Artisti Liberi", Alba, 1956. 
In primo piano da sinistra Franco Garelli, Gil Wolman, Asger Jorn, Constant, Elena Verrone, Pinot Gallizio, Ettore Sottsass jr., Piero Simondo. 
Foto Archivio Simondo, Torino. 



Programma del "Primo congresso mondiale degli artisti liberi", Alba, 1956.
Archivio Simondo, Torino.